Il libro nero dei brutti (Anteprima)

Estratto in anteprima da Il libro nero dei brutti di Paolo Gamerro (Scatole Parlanti Edizioni).


Rubo cinquanta euro a mio padre, il vecchio è fuori con la badante che gli fa fare il giro dell’isolato. Come Ludo fa fare lo stesso al suo cane. Passo tutto il pomeriggio a guardarmi i polsi e a piangere. Mi faccio le seghe su alcuni porno amatoriali scaricati in rete. Non mangio, guardo fuori dalla finestra il mondo cattivo del quale non voglio più fare parte. Attendo l’ora delle streghe in silenzio, non mi connetto al forum, non parlo con nessuno: aspetto, semplicemente.

All’ingresso del Capanno ci sono i soliti quattro o cinque squatter lerci ammassati sul divanetto verde marcio, sozzo. Portano cuffie e cappelli di lana, fumano marocco, roba da negroidi, stanno attaccati agli schermi dei loro device; emettono grugniti, tra di loro non parlano, tirano su col naso. Squatters: merda.
Il Capanno è un luogo buio e freddo, lugubre. C’è una nebbiolina azzurra, densa, umida, che mi stordisce lievemente e che satura lo stanzone rendendolo ipossico, ma qui nessuno ci fa caso, sono tutti fatti hey hey. Al solito tavolino in fondo c’è un uomo che fuma la sigaretta elettronica, porta un lupetto di lana nera impolverato e pantaloni neri, gioca con un mazzo di carte e parla a bassa voce con se stesso: è il matto di turno, esiste da quando eravamo ragazzini, e ai tempi con qualcuno dei miei ex compagni delle medie ci ha fatto anche i giochi sporchi. Lo hanno messo anche qualche anno in gabbia, così si dice, e ora sta fisso qui al Capanno, come lobotomizzato, imbalsamato. Nessuno mai si avvicina a lui, nessuno mai gli ha parlato. Lui è il matto, bisogna lasciarlo stare, ci dicevano da bambini; lui è il matto, con lui non bisogna mai comunicare; lui è il matto, da lui non ti devi mai far toccare; lui è il matto, se ti guarda ti farai ipnotizzare.
Appoggiati al muro ci sono due transex che conosco, Leone e Jenny Spectacular, due maschioni conciati da ragazzine. Vestono gonne e calze a rete, sono entrambi calvi ma hanno parrucche cotonate bionde. Bevono bibite analcoliche gasate e dolci, e parlano con una vocina stridula e infantile, ridacchiano continuamente, sono bucomani del cazzo. Poi c’è Cherry Cloe, la biondina vestita da cheerleader strafatta sull’amaca. È una gran figa Cherry Cloe, ma si sta facendo smangiare dalla droga. Dietro al bancone invece, come sempre, la mistica Spectra. Spectra è una dark con i capelli viola e le tette grosse. Mi viene duro appena la vedo, allo stesso tempo mi viene da vomitare, trattengo il conato con tutta la forza e la determinazione che ho.
«Ciao ciao Boy, che ci fai da queste parti?».
«Ciao ciao Spectra, mi devo beccare con gente» le dico a bassa voce, tossicchiando, avvicinandomi al bancone lentamente.
Sono davanti a lei che lava i bicchieri, anche se siamo a fine novembre porta soltanto una felpina leggera e una maglietta, entrambe nere, lei è fighissima e insostenibile. Darei la mia vita per una sua carezza, un suo bacio liquido.
«Scusa un attimo» le dico, e scappo al cesso a sboccare un fiotto verde e cremoso. Subito arriva una fitta allo stomaco, un bruciore insoffribile che quasi mi fa piangere; vomito ancora, accasciandomi sul pavimento lurido del cesso. L’aria sa di piscio, di sangue e di acre, sudore e alcol. Vomito ancora e ancora. Vomito bile e sangue, mi si spaccano i capillari del viso, sono un essere ripugnante e voglio morire. Dopo essermi sciacquato la bocca mi guardo allo specchio e mi chiedo: è possibile svegliarsi ogni mattina, guardarsi allo specchio e scoprire di essere sempre più brutti? Giorno dopo giorno, la bruttezza è una malattia che mi smangia la faccia e mi fa brutti i polsi, perdo capelli e se mi arrabbio me li strappo a ciocche fino a farmi sanguinare la testa. Non ho sporcato il parka di vomito, questo mi rincuora.
Torno nel salone, mi metto davanti al bancone a guardare per qualche attimo il culo perfetto di Spectra.
«Spectrina, vorrei una Coca-Cola senza caffeina, è possibile?» le chiedo a bassa voce, con tono femmineo.
«Certo, Baby Boy. Ci vuoi il limone nella tua Coca senza caffeina?» mi risponde voltata di spalle, intenta a preparare liquidi corretti.
“Grazie, grazie! Spectrina, poi possiamo andare al cesso così ti scopo la bocca e il buco del culo?”, penso, con il cazzo che si indurisce e diventa grosso, ingombrante nelle mutande. «Grazie, grazie Spectrina. Portamela pure al tavolo dove sono seduto» e mi allontano lentamente, seguendo il ritmo della vaporwave senza nessun tipo di ritmo. Mi siedo su una sedia e aspetto. Sono un ragazzo paziente, so aspettare.
L’Admin arriva con due altre figure: una è Ludo, lo riconosco subito perché ha una maschera bianca. Ultimamente mi ha detto che quando esce di casa indossa una maschera bianca sul volto a costo di sudare dal caldo e non respirare: non vuole che gli altri lo guardino in volto, lo capisco. L’altra figura non so chi sia. È un uomo altissimo, supererà i due metri, segaligno, con i capelli del volto così lisci e lunghi che gli ricoprono totalmente la faccia. L’Admin saluta Spectra e poi viene con gli altri due verso di me. L’Admin è ovviamente incappucciato. Lui è il sommo capo dei brutti.
Si siede davanti a me, poi si siedono Ludo e quell’altro. Rimaniamo in silenzio quando Spectra arriva a prendere le ordinazioni. I tre brutti ordinano succo di frutta, io un’altra Coca senza caffeina con ghiaccio e limone.
«Chi è lui?» chiedo per prima cosa all’Admin, dato che l’uomo segaligno è un ospite inaspettato.
«Si chiama Belli Capelli» mi risponde l’Admin, poi tira su col naso emettendo un rumore schifoso. «Belli Capelli non parla, perciò se devi comunicare con lui devi farlo attraverso di me. L’ho portato perché è lui che fabbrica le sostanze, a casa sua. Non è nel forum perché non usa il computer, non usa nemmeno il telefono. Io e lui comunichiamo telepaticamente. Belli Capelli viene da una dimensione altra, non è di questa terra, in questa dimensione altra si fabbrica la sostanza. Belli Capelli non ha un volto, se gli scosti i capelli vedrai un buco nero, ma non ti consiglio di farlo perché da questo buco nero potresti essere risucchiato e spedito nella dimensione altra. Soltanto io, avendo poteri soprannaturali, sono stato nell’altra dimensione, la dimensione dove vivono Belli Capelli e altre creature come lui, che forse è meglio definire come entità» e detto questo rivolge lo sguardo allo spilungone che annuisce due volte, lentamente.
«Quindi lui non è reale?» chiedo sentendomi confuso. «Viene da una specie di loggia nera, eh Admin? A me sembra Joey Ramone in versione puzzona. Che cazzo è, Twin Peaks?». «Lui non appartiene a questo universo» mi sussurra l’Admin, sempre rivolto verso lo spilungone, «reale o non reale sono concetti che noi non possiamo definire. E non rivolgerti più in questo modo a lui, Belli Capelli capta la tua ferocia. Se volesse ti annullerebbe da questa terra in un secondo, quindi, occhio!».
Per qualche secondo non parla nessuno e poi le luci si abbassano lentamente, gradualmente, l’unico tavolino illuminato da un lucore pallido è il nostro. Io non ho capito nulla di quello che mi ha detto l’Admin, non so cosa sia la dimensione altra. Tiro fuori i miei cinquanta euro e l’Admin mette sul tavolo otto piccole pasticche colorate. Quattro per me e quattro per Ludo. Anche Ludo tira fuori il suo cinquantone. L’Admin mette i soldi nel portafoglio di tela verde fosforescente. Io fisso le quattro pasticche, credo che Ludo stia facendo lo stesso.
«Sembrano Zigulì» dico.
«Che intendi insinuare?» si innervosisce subito l’Admin; lo spilungone rimane immobile, mentre Ludo alza la testa di colpo e mi guarda attraverso la maschera bianca da manichino. Scorgo i suoi occhi verdi, infossati e malinconici.
«Nulla. Non intendo insinuare nulla, semplicemente è che hanno la forma delle Zigulì. Emanano anche un sentore fruttato».
Annuso la pasticca rossa, che sa di fragola; poi quella arancione, che sa di arancia. «Ingoiane una questa sera, prima di coricarti a letto. Entrerai in un mondo nel quale non sei mai stato prima; diventerai bello, ti sentirai leggero. Mi implorerai per avere altra sostanza, c’è gente che per questa roba ha smesso di mangiare ed è morta per astinenza». «Te lo confermo, Boy» mi dice Ludo, interrompendo il discorso dell’Admin, che annuisce e dà il primo sorso al succo di mela.
Lo spilungone grugnisce, l’Admin gli dà una carezza sulla testa. Cherry Cloe cade dalla amaca e rimane sdraiata scomposta per terra, nessuno ci fa caso, a nessuno interessa della piccola Cheerleader con la morte appiccicata addosso.


Paolo Gamerro è nato nel 1983 a Tradate. Nel 2017 Augh! Edizioni ha pubblicato il suo secondo romanzo Sbiadire. Collabora con Verde Rivista.

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