Come la Coercizione ha influenzato gli archetipi nella letteratura fantasy (I)

di Erica Casalini


Tesi di Laurea a ciclo variabile in Sociologia Letteraria
Er* Cas**e – Annualità 2250

Come la Coercizione ha influenzato gli archetipi nella letteratura fantasy

Capitolo introduttivo

Quando ho proposto questa tesi allo stimato professor Thulian Van Adder, la sua prima reazione è stata di cauto scetticismo. Che il tema lo interessasse era evidente, eppure dapprima ha cercato di dissuadermi, in quanto la letteratura sul tema è ancora scarsa e secondo lui avrei fatto fatica a recuperare una bibliografia completa. Non mi sono comunque lasciato scoraggiare, e seppure con debilitante difficoltà, sono riuscito a mettere insieme una base tutto sommato rispettabile di articoli e saggi specializzati. Ci tengo particolarmente a ringraziare il professor M. Sandalphon dell’Università del Terzo Settore Nord-Europeo per avermi fornito una lista infinita di fonti di riflessione.
Il titolo della tesi è “Come la Coercizione ha influenzato gli archetipi nella letteratura fantasy”; quello che mi propongo di fare è di trovare corrispondenze accertabili tra i cambiamenti avvenuti nella società umana negli ultimi due secoli e i nuovi archetipi narrativi che si sono manifestati nella più recente letteratura fantastica. Mi riferisco in particolare alle pubblicazioni degli ultimi vent’anni, un arco che va dal 2223 (Nel laboratorio del Meccano-Mago, Ay Florja, Pretzel Edizioni) al 2245 (Tracce di Marte, Tan-ny Lan, c o l l e t t i v o s t o r i a c a n g i a n t e).
Si è reso necessario ampliare la ricerca in ambito storico, ambientale e sociologico; nella sezione bibliografica è possibile tracciare il percorso che mi ha portato a sviluppare le mie argomentazioni, e ad allargare progressivamente il discorso, in un aggiungersi e modificarsi di ipotesi ed elementi finzionali.
La tesi, inizialmente, doveva riferirsi soltanto ai cambiamenti climatici e ambientali, al modo in cui il ridursi dello spazio disponibile abbia portato a un ripensamento dell’abitabilità e alla necessità di un più stretto controllo sullo sfruttamento delle risorse. Andando avanti con la ricerca, tuttavia, si è dimostrato impossibile non considerare questioni immediatamente pertinenti come il progresso tecnologico, la colonizzazione di Marte, il rapporto tra le comunità nazionali e le proprie tradizioni, tutti elementi che hanno portato a un mutamento di elementi quali la rappresentazione della morte, della religione e della magia all’interno della letteratura fantastica.
Quella che era nata come una tesi di 50 schermate, illustrazioni comprese, si è trasformata in uno studio lungo e complesso di un contesto creatosi dall’intrecciarsi di svariati fattori, e dal loro vicendevole influenzarsi.
Essendo, come sottolineavo all’inizio, il materiale sul tema ancora scarso, mi auguro che il mio interesse sia ripreso da altri ricercatori, e che ne nasca una discussione fruttuosa, anche se volesse dire vedere le mie tesi smontate pezzo per pezzo e considerazione per considerazione.
Mi propongo in seguito di analizzare gli archetipi del fantasy che ritengo essere nati negli ultimi decenni – motiverò caso per caso le fonti – per metterli quindi in relazione con quei mutamenti all’interno della società umana che ritengo li abbiano portati in essere. Prenderò in considerazione principalmente archetipi già formati e ricorrenti, le cui caratteristiche siano riconoscibili nelle loro varie occorrenze.

  1. Il ritorno del dio Marte e la conquista del pianeta rosso

L’inizio della colonizzazione marziana viene datata ufficialmente nel 2072, all’arrivo sull’Olympus Mons della prima navicella spaziale, ospitante un equipaggio di quattordici persone, principalmente biologi e geologi. A loro è toccato il compito di preparare il terreno per l’arrivo delle centinaia, e poi migliaia, che li avrebbero seguiti, di restare per decenni isolati su un mondo greve e inospitale.
La corsa verso il Pianeta Rosso era stata pianificata già nel 2034, durante la Conferenza per la salvaguardia dell’umanità tenutasi a Uppsala; benché gli esperti stimassero l’inizio di una progressiva decrescita demografica intorno al 2050, all’epoca la popolazione mondiale aveva già raggiunto gli 8,2 miliardi – la crescita aveva interessato soprattutto le aree che all’epoca si chiamavano Africa e l’India – e la situazione era considerata più che estrema alla luce dei cambiamenti climatici che stavano interessando la Terra in quel periodo. Nonostante la colonizzazione programmata del pianeta Rosso e della Luna, le cui condizioni apparivano meno ostili alla vita umana rispetto alle alternative non potesse essere che un mero palliativo a fronte della violenta curva demografica al ribasso necessaria alla sopravvivenza della razza umana, i vecchi Stati votarono comunque per implementare programmi dedicati.
A quelle che sarebbero diventate le odierne colonie ultra-terrestri i governi deputavano un’incidenza praticamente nulla nel breve periodo, che sarebbe diventata decisiva una volta che gli spostamenti di massa si fossero fatti economicamente sostenibili. I progetti di colonizzazione erano inoltre particolarmente ben visti dalla popolazione, nonostante gli alti costi. Ogni nuovo obiettivo raggiunto era festeggiato da una percentuale incredibilmente alta di cittadini; da chi cercava di non abbandonare la speranza di un mondo più vasto e nuove vie di fuga, e da chi sceglieva di affidarsi alla scienza e al progresso tecnologico. I vecchi Stati accolsero la collaborazione di magnati e agenzie private, riuscendo in questo modo a finanziare i numerosi studi necessari a rendere gli astri di riferimento “accoglienti”. Quali erano le zone più adatte alla prima colonizzazione? Come favorire lo sviluppo di un’atmosfera sostenibile, e come rendere l’ambiente abitabile per coloro che avrebbero dovuto occuparsene? Che fare per arginare le violente tempeste di sabbia?
Nel periodo cosiddetto della Coercizione, che va dal 2042 al 2082 circa, la società umana si stava ancora adattando ai cambiamenti drastici che avrebbero in seguito permesso ai loro discendenti di vivere in un contesto di benessere generalizzato, senza contare che stava scontando l’inevitabile in termini di carestie e malattie causate da fattori ambientali, crisi economiche dovute sia all’incertezza dei mercati che allo spostamento delle dinamiche di forza. Il clima generale era di quieta rassegnazione, di costante insicurezza. Le patologie depressive e ansiose non raggiunsero mai livelli tanto alti, la popolazione poteva essere facilmente suddivisa a seconda di come avrebbe cercato di gestire un simile contesto. Vi fu una rinascita del concetto di spiritualità, di altezza morale; tornò curiosamente in auge, per un certo periodo, la filosofia. Durò poco, ma furono anni decisivi per la svolta del progresso umano. Vi fu una riscoperta della filosofia classica – quindi appartenente al Primo Settore Centrale – e grandi pensatori come Socrate e Platone tornarono all’attenzione del grande pubblico, scontrandosi con l’avvicendarsi delle nuove correnti che si avviluppavano insieme in nuove concezioni esistenziali. La filosofia conquistò un posto di riguardo all’interno dei vecchi media. Le chiacchiere al lavoro potevano vertere sulla triste condizione del nostro pianeta malato, sulla famiglia o sui programmi per il weekend e poi vertere sull’articolo sulla pagina filosofica di La Repubblica, su quella nuova rilettura di Kant, sull’ultima apparizione di un famoso neo-edonista. L’essere umano cercava nuovi percorsi per ritrovare il significato della propria esistenza, che pareva tanto in bilico che si poteva vederne la fine.
Nello stesso periodo le vecchie religioni, che si erano dimostrate incapaci di salvare l’umanità e di dare risposte, persero buona parte del loro mordente per non riconquistarlo mai più. Il vuoto di fede che si lasciarono dietro fu terreno fertile per nuove credenze, molte delle quali fusero i bisogni e le proprie paure dei nuovi credenti con la riscoperta a tratti indiscriminata dei vecchi miti, della natura intesa come forza salvifica – e in seguito, difatti, antropomorfizzata.
Risorse la religione lunare di Ecate, tornarono in auge le Moire e si fusero con le Parche e con le Norne, la divinità induista Mitra si fuse col Figlio della religione cristiana, nacquero le comunità classico-femministe delle Baccanti Rinate e delle Nuove Driadi – organizzazione tuttora attiva col nome di Figlie di Atena – e il movimento politico-religioso delle Amazzoni. Potrei lasciare passare schermate e schermate a elencare le sette che ebbero origine in quel periodo, soprattutto negli anni tra il 2045 e il 2070, ma non è questo lo scopo della tesi; con rare eccezioni, si tratta di ideologie nate con una data di scadenza assai ravvicinata, e non hanno lasciato traccia di sé se non per la bizzarria di alcuni esempi.
Vi sono in particolare due scuole di pensiero proto-religiose da prendere in considerazione, in luogo di questa tesi, per gli evidenti input che tuttora riverberano nella letteratura contemporanea, che hanno interpretato la salvezza come fuga dalla situazione socio-ambientale. Nei due casi che andrò a esporre, il concetto di fuga è inteso in modo assai distante; nel primo caso si tratta di una fuga dalla realtà fisica verso una nuova esistenza puramente virtuale; nel secondo è il ritorno del dio Marte come emblema del pianeta rosso, tornato a incarnare il dio della guerra, adesso pronto a scortare i suoi favoriti adepti verso un nuovo mondo in cui sarebbe stato possibile ricominciare. La religione del Marsismo ebbe inizio da un solo uomo, il fedele primigenio le cui effigie ancora adornano gli ultimi templi marziani ancora in piedi. Saverio Nazario aveva circa quarant’anni quando decise di farsi profeta di una nuova religione, che pure glorificava un dio antico. Sosteneva che solo Marte fosse il vero dio, e rifiutava gli altri dei del pantheon greco, definendoli inferiori a Marte come gli angeli sono inferiori a Jehova.
La salvezza era su Marte, la vita era su Marte. In tutto il mondo sorsero comunità di adepti pronti a salpare verso una nuova vita su un pianeta che, seppure ancora poco abitabile, pareva preferibile al nostro. Non furono poi Nazario, ma altri esponenti della sua giovane religione, a richiamare alla mente vecchi classici della letteratura ancora incredibilmente in voga all’epoca – dopotutto si sa che in tempi di crisi, l’umanità si volge alla seconda e alla terza fantascienza – come Ray Bradbury (Cronache Marziane) e Ian McDonald (Desolation Road), e altri autori che avevano trattato la conquista dello spazio come Isaac Asimov, per affidare loro il ruolo postumo di profeti. Eppure non furono molte le opere cinematografiche e letterarie dedicate alla divinità-pianeta. Tralasciando qualche serie di libri per ragazzi sovvenzionata dalla Chiesa di Marte stessa, la scarsità di titoli è segno di un generalizzato disinteresse da parte della comunità dei creativi ad accostarvisi.
La Chiesa, come sappiamo, non ha avuto il successo che si prevedeva; tuttora conta numerosi adepti, ma la corsa verso Marte si può dire conclusa. Le condizioni di vita sul nostro pianeta sono migliorate sensibilmente, la Terra non è più un luogo dal quale scappare. Venuto a mancare il motore primario della religione, questa ha finito per spegnersi.
Negli ultimi decenni, tuttavia, Marte è tornato in modo del tutto inaspettato all’attenzione del pubblico, sia come pianeta che come divinità, più celebrato e reinterpretato che mai. La pubblicazione di Mars-Ageddon (2232), cyberfumetto di Huan-Ji – nato nel 2214 a Higarashi, nell’isola del Quarto Settore Orientale – dedicata alle avventure di un Marte nostro contemporaneo, detective scavezzacollo dello spazio, osteggiato e aiutato dai suoi colleghi dell’Olimpo, alcuni Controllori del Warp, altri Pirati delle Stelle – ha dato inizio alla riscoperta del personaggio nella narrativa mainstream di intrattenimento, non ultima quella fantasy. La figura di Marte ha ripreso diverse connotazioni da altri personaggi celebri, quali la rozza goliardia dell’investigatore semi-venusiano Knopflr Rasmussen, l’aspetto fiero dell’Arcangelo Michele, l’acuta intelligenza dell’originale Sherlock Holmes. Marte è un allegro reietto testa calda che combatte gli eco-terroristi per la liberazione della Luna in Born Red (Lazarus de Jigole, 2236), sfida l’egemonia del governo terrestre in Sabbia di sangue (DaBs, 2237), diventa custode del tempo nella serie Gli Abissi dell’Universo, (autori vari, 2038-ancora in corso). Potrei citare numerose di opere di narrativa, letterarie, audiovisive, virtuali o extra-corporee, in cui il personaggio di Marte compare come Dio e come archetipo chiaramente riconoscibile. Nonostante si trovi talvolta a interpretare ruoli secondari, o perfino da antagonista, finisce sempre per aderire a uno stesso carattere, uno stesso aspetto, una solita parabola. Venere è talvolta la sorella e talvolta l’amante; col padre Zeus ha spesso un rapporto conflittuale; ha uno smisurato carisma, ma tende a danneggiare tutto ciò che tocca, persone comprese. Spesso è accompagnato dalle antropomorfizzazioni dei suoi satelliti Fobos e Deimos, che nella mitologia erano i figli avuti da Afrodite. Divinità accostata al fuoco e alle battaglie, sembra tuttavia in cerca di un suo equilibrio in buona parte delle narrazione prese in considerazione.
Perché proprio adesso è rinato questo mito di Marte, all’interno della letteratura di genere? Sicuramente per il progressivo affievolirsi dell’importanza della Chiesa di Marte, di cui ho già scritto; probabilmente anche per la perdita di quell’urgenza a fuggire, che non necessita più di essere vissuta né indagata, ma è parte di un passato che possiamo scegliere di non rivivere. Marte non è più fuga, Marte è, se proprio vogliamo, avventura. Ora poi che il mondo si è tanto omogeneizzato – a livello culturale non meno che politico – il pianeta Rosso è diventato l’emblema di qualcosa di nuovo, un qualcosa di mai visto e misterioso su cui c’è ancora tanto da fantasticare.


Erica Casalini, classe 1988, laureata in scienze della comunicazione, gestisce il lit-blog La Leggivendola e collabora con Penne Matte, L’Indiscreto e Wired.

Immagine: Nikolai Lutohin

Annunci

2 pensieri riguardo “Come la Coercizione ha influenzato gli archetipi nella letteratura fantasy (I)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...